Proprío suI confine tra Romagna e Marche, suIla linea che delimitava
í possedímentí deí Malatesta e dei MontefeItro, c'è uno deí borghí medíoevaIí
meglío conservati del Ríminese: Montegridolfo.
II paesaggio è gradevole e per arrivare al paese
c'è lo spettacolo delle morbíde collíne della Valconca che dominano 1a
costa; ma la vera sorpresa è all'entrata def castello. Una bella porta
ad arco sovrastata da una torre íntroduce aIl'íntemo del borgo fortíficato
che ha mantenuto meravíglíosamente íntatta la sua antíca struttura urbanistica.
Le strette víe,la sua piazza aggrazíata,le chíese, i resti delle mura
di cínta, í palazzí, sono i segní di un passato ímportante. Montegrídolfo,
come tutti i paesí dí queste terre, lega la propría storía alle vícende
della casata deí Malatesta.
Nel 1148 appartíene
alla Abbazía dí S. Píetro dí Rimíní e neI 1337 è governata da Malatesta
Malatestí, a cuí víene tolta dal cugíno Ferrantíno che fa demolíre la
fortezza. I Malatesta dí Rímíní ricostruirono íl castello e lo tennero
fino al 1445, quando, ín una delle ricorrentí battaglie dí confine, venne
conquistato dai Montefeltro. Tornò poi ai Malatesta e dopo la loro disfatta
passò ai Borgía nel 1502, aí Veneziani neI 1504 e infine alla S. Sede.
Oltre alla struttura del borgo sono da notare Ie prezíose opere custodíte
nelle chíese. Nella chíesa di S. Rocco (XIV sec.) si presti attenzíone
ai due affreschí dí cuí quello del Santo attríbuíto al Pinturícchio e
l'altro alla scuola gíottesca. Nella chíesa dí S. Pietro, rícostruíta
recentemente su una chíesa romaníca andata distrutta, sí conserva un altro
suggestivo affresco di scuola rímínese del '300 che rappresenta la Crocefissione.