Itinerari della Valconca
Sasso di Simone - Sestino
Come
si arriva
Si segue il sentiero che attraversa la grande cerreta descritto nella
scheda 14.
Luogo di partenza
Quando il sentiero di cui sopra esce dal bosco, invece di scendere a
sinistra verso la pietraia si continua sul tracciato in direzione Sud.
Descrizione del percorso
Grado di diffìcoltà: 3
Durata dell'andata: quattro ore e mezzo circa.
Si tratta di un lungo percorso, non segnato nella sua parte centrale ma
non molto difficile. Come quasi sempre, anche in questo caso la via che
indichiamo non è la sola percorribile per raggiungere Sestino, ma è quella
che ci sembra attraversi zone paesaggisticamente più interessanti e che
più di altre si tenga lontana dalle strade carrabili.Dopo aver percorso
per un paio di chilometri una zona caratterizzata dalla presenza di una
serie di calanchi di grande bellezza, si arriva ad un borgo abitato chiamato
Case Barboni. Si tratta di un piccolo agglomerato di case di cui alcune
presentano aspetti architettonici arcaici notevoli. Qui, a sinistra, vicino
ad un fontanile, inizia una strada che sale per circa mezzo chilometro
fino ad una celletta. Alla celletta, invece di prendere la strada a destra
sul crinale si prosegue, diritto, scendendo a valle. Dopo qualche centinaio
di metri il sentiero fnisce. Bisogna ricordarsi che a questo punto si
deve sempre scendere, tenendosi verso destra. Si arriva, così, a costeggiare
un torrente e qui si ritrova il sentiero. Continuando a scendere si raggiunge
una casa colonica isolata e disabitata (riconoscibile anche per il camino
cilidrico di pietra che di poco sporge dal tetto, di fattura antica).
Di qui si continua a scendere lungo un sentiero quasi completamente invaso
dalle erbacce fino ad un sottostante borgo abbandonato chiamato "Ca'
Buchero". Tutta questa zona è ricca di macchie boscose alternate
armonicamente a campi coltivati e pascoli. Da Ca' Buchero non è difficile
seguire la strada che passa attraverso boschi e belle radure. Ogni tanto
si in- contrano delle recinzioni, che testimoniano di come questi luoghi
vengano usati prevalentemente a pascoli. Come sempre, superarle non crea
diffcoltà, bisogna però curarsi di richiudere i cancelli dopo essere passati.
Seguendo la strada che man mano si fa sempre più ampia, si arriva néi
pressi di un ponte. Qui si prende a sinistra e salendo per circa un chilometro
si arriva ad un paese chiamato Presciano. Subito dopo la chiesa del paese
si arriva sulla strada asfaltata che, a destra, dopo una discesa di circa
due chilometri porta a Sestino.
Luogo di arrivo
Si possono unire i due percorsi 14 e 15 in un unico lungo cammino con
partenza da Carpegna e arrivo e pernottamento a Sestino (segnaliamo per
la qualità del servizio, veramente eccellente anche rispetto al costo,
la pensione "Fulvia"). Paese d'antiche origini (i suoi dintorni
sono ricchi di reperti archeologici d'epoca romana) Sestino è posta a
fondovalle alla confluenza del Foglia con un affluente, il torrente Seminico.
A sud del paese si ergono gli alti e boscosi colli di quella parte dell'Appennino
toscomarchigiano chiamato "Massa Trabaria". Questo nome indica
come, durante il tardo impero romano, in queste zone si vennero a costituire
grandi fondi rurali (le "masse") che venivano sfruttati per
l'"obsequium tribum" cioè la fornitura di travi per la costruzione
dei grandi edifici della Capitale. Il paese presenta ancora la struttura
urbanistica medioevale con edifici che conservano i caratteri originari
e tratti delle mura del castello. Notevole è una piccola stradina lasticata,
corrispondente alla via d'accesso al castel- lo, che partendo dall'arco
d'ingresso a sesto acuto, sale ripida e tortuosa fino alla piazzetta detta
"del tribunale". Per raggiungere il Sasso di Simone sulla via
del ritorno indichiamo un altro percorso. Arrivati a Presciano invece
di prendere a sinistra verso la chiesa del paese come all'andata si prosegue
a destra lungo la strada e si sale in direzione di una località detta
Valcava. Si prosegue sulla strada per qualche chilometro fino a che questa
si riduce a sentiero che, tra il bosco, costeggia sulla destra un piccolo
torrente di montagna e una grande parete erosiva posta sulla riva opposta.
Continuando a seguire il sentiero si attraversano luoghi assai suggestivi
e si incontrano una serie di pozze e laghetti tra i pascoli. A questo
livello si vede, sulla sinistra la pietraia posta sotto il versante Sud
del Simone ed il Sasso stesso. Costeggiando la pietraia si arriva così
alla base del Sasso come già nell'itinerario.
Note naturalistiche
Come
nella scheda precedente, anche in questo caso servizio, veramente eccellente
anche rispetto al costo, la pensione "Fulvia"). Paese d'antiche
origini (i suoi dintorni sono ricchi di reperti archeologici d'epoca romana)
Sestino è posta a fondovalle alla confluenza del Foglia con un affluente,
il torrente Seminico. A sud del paese si ergono gli alti e boscosi colli
di quella parte dell'Appennino toscomarchigiano chiamato "Massa Trabaria".
Questo nome indica come, durante il tardo impero romano, in queste zone
si vennero a costituire grandi fondi rurali (le "masse") che
venivano sfruttati per 1'"obsequium tribum" cioè la fornitura
di travi per la costruzione dei grandi edifici della Capitale. Il paese
presenta ancora la struttura urbanistica medioevale con edifici che conservano
i caratteri originari e tratti delle mura del castello. Notevole è una
piccola stradina lasticata, corrispondente alla via d'accesso al castello,
che partendo dall'arco d'ingresso a sesto acuto, sale ripida e tortuosa
fino alla piazzetta detta "del tribunale". Per raggiungere il
Sasso di Simone sulla via del ritorno indichiamo un altro percorso. Arrivati
a Presciano invece di prendere a sinistra verso la chiesa del paese come
all'andata si prosegue a destra lungo la strada e si sale in direzione
di una località detta Valcava. Si prosegue sulla strada per qualche chilometro
fino a che questa si riduce a sentiero che, tra il bosco, costeggia sulla
destra un piccolo torrente di montagna e una grande parete erosiva posta
sulla riva opposta. Continuando a seguire il sentiero si attraversano
luoghi assai suggestivi e si incontrano una serie di pozze e laghetti
tra i pascoli. A questo livello si vede, sulla sinistra la pietraia posta
sotto il versante Sud del Simone ed il Sasso stesso. Costeggiando la pietraia
si arriva così alla base del Sasso come già nell'itinerario.
Note naturalistiche
Come nella scheda precedente, anche in questo caso si percorrono vaste
zone dove la presenza umana è pres- sochè inesistente ed i paesaggi conservano
un aspetto selvaggio assai suggestivo, anche in questa zona vi sono numerosi
animali selvatici, anche se spesso si ha l'impressione, camminando nella
campagna, che questa sia del tutto spopolata. La presenza sempre più massiccia
dell'uomo e la conseguente diminuzione di zone tranquille hanno costretto
gli animali selvatici a modificare nei secoli abitudini e comportamenti
ed a rifugiarsi in zone nascoste ed inaccessibili cosicchè si ha spesso
la impressione che boschi, valli e pascoli siano completamente privi di
vita animale, ma ciò non è vero e spesso quello che sembra un deserto
risulta essere invece un ambiente che pullula di vita. Per poter vedere
gli animali selvatici, infatti, è necessario conoscerne bene le abitudini,
i luoghi dove pastu- rano, cacciano ecc... bisogna poi muoversi con cautela,
evitando ogni rumore e tenendosi quanto possibile sot- tovento, oppure
ci si deve appostare ed attendere pazientemente, ben mimetizzati con la
vegetazione circostante. Ovviamente questi comportamenti non sono richiesti
a quelle persone (e sono coloro cui questa guida si rivolge) che percorrono
la collina e la montagna con il solo intento di fare una piacevole passeggiata.
Ogni animale, però, lascia nell'ambiente in cui vive tutta una serie di
segni che ne denunciano la presenza: tracce, raspate, fatte, spuntature
di germogli, piume, pelo ecc... che chiunque con un po' di attenzione
può leggere sul terreno. Diamo qui alcune informazioni sui segni che più
facilmente è possibile incontrare sul terreno, rimandando per una trattazione
più precisa e particolareggiata al manuale "Riconoscere le tracce"
recentemente edito da De Agostini. Le fatte (cioè le "cacchine")
del fagiano sono cilindriche e lunghe fino a due centimetri, quelle della
lepre femmina sono tondeggianti, verdastre e di circa un centimetro di
diametro, quelle del maschio sono nerastre epiù appuntite. In pastura
la lepre maschio taglia di netto i rametti a 25 centimetri dal suolo (la
femmina a 15) e sulla corteccia lascia con i denti dei segni perpendicolari
al terreno. II topo quercino apre nelle nocciole un foro circolare, mentre
lo scoiattolo le rosicchia per metà. Il segno più classico ed evidente
del passaggio di un animale selvatico è l'impronta della zampa sul terreno.
Alleghiamo una serie di disegni delle orme che è più frequente incontrare
ricordando però che 1'orma di uno stesso animale può variare di forma
e dimensioni per una serie di fattori (andatura del soggetto, natura del
terreno ecc. . .). Per esempio sulla sabbia asciutta le impronte appaiono
più grandi così come anche il fango le allarga e deforma. Sul terreno
argilloso le impronte si conservano a lungo e per valutare la data del
passaggio si deve tenere conto che la pioggia ed il gelo ne smussano gli
orli. Se il fondo dell'orma contiene dell'acqua con bollicine il passaggio
è recente, se 1'acqua invece è limpida il passaggio risale ad almeno un'ora
eccetera.
Note storiche
Data la sua importante posizione strategica, Sestino fu in passato conteso
tra numerose famiglie e signorie: dai Carpegna passò ad Uguccione della
Faggiola, donato poi ai Malatesta dal papa Martino V fu, tanto per cam-
biare, conquistato da Federico di Montefeltro. Occupato successivamente
da Cesare Borgia, passò in seguito al Comune di Firenze. Nell'anno 1537
la popolazione si ribellò ai fiorentini come si legge in una cronaca del
tempo: "... e giunti a Sestino, stracchi per lo cammino lungo e veloce
e per disagio di fame ed altro (i fiorentini) domandarono che fosse lor
dato da mangiare e da bere e di essere ricevuti nel castello. Fu loro
da Orlando Gherardini che vi era podentà negato... volendo quei di fuori
far forza per entrarvi, e quei di dentro con animo franco difendendosiandò
la cosa tant'oltre che minacciando e sforzandosi di entrarvi, con mal
animo se entrati vi fossero, e crescendo di qua lo sdegno, e di là il
pericolo, da più luoghi gagliardamente si combatteva le mura ed a una
porta si era messo fuoco, e durò la zuffa più di due ore. Ma non avendo
scale, nè altro ordine di salire le mura, era a quei di dentro cresciuto
1'ardire, e gli assalitori vedendovi morto il Capitano Niccolò Strozzi
e due altri e Bracciuola da Stia, e molti altri feriti e dai sassi pesti...
lasciando I'impresa... si ritrassero...".
Possibilità di sviluppo
Da Sestino, lasciata ormai la Valconca, si aprono innumerevoli vie che
risalgono in varie direzioni l'Appennino in ambienti di indubbio interesse
sia paesaggistico che storico.
 |
Le pagine in questione quindi possono essere solamente
consultate e non possono essere prelevate e riutilizzate in altri
siti. |
|