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Itinerari della Valconca

Cerignano - Valle Avellana

Imagine PercorsoCome si arriva

Dalla s.p. 18, circa quattro chilometri dopo Mercatino Conca (procedendo in direzione di Montecerignone) si imbocchi la deviazione sulla sinistra per Valle di Teva. Si attraversi il ponte sul Conca e si cominci a salire per circa tre chilometri e mezzo fino alla cosiddetta "Casa Rossa" (si tratta di una casa colonica dipinta di questo colore, posta sul lato sinistro della strada). All'altezza della casa rossa si devi a destra (non ci si lasci ingannare da una altra deviazione sulla destra posta qualche decina di metri prima della casa: l'imbocco della strada per Cerignano è esattamente davanti alla casa). Di qui si scenda percirca un chilometro fino alla chiesa di S. Martino dove si prende a sinistra. Dopo circa cinquecento metri dalla chiesa, sempre sulla sinistra, c'è la deviazione per Cerignano. Non si può sbagliare dato che a questo punto si vede dalla strada il borgo e la sua quattrocentesca torre.Per un aggancio con un precedente percorso a piedi si veda la scheda 5 (Cerignano e Valle di Teva sono collegati dalla strada su cui è posta la casa rossa).

Luogo di partenza

A Cerignano la strada termina nell'aia dell'unica casa abitata del borgo.Il Signor Morri, unico abitante, è una persona assai gentile e cordiale. L'imbocco del sentiero che porta al fondovalle è sulla sinistra dell'ultima costruzione (adibita a garage).

Descrizione del percorso

Grado di di difficoltà 2
Durata dell'andata: due ore e mezzo circa.

Caratteristiche generali

Pur non trattandosi di un itinerario particolarmente lungo vi sonó salitè ed in alcuni tratti non c'è sentiero.Da Cerignano il sentiêro scende verso il fondovalle attraverso un fitto boschetto di roverelle. Come si è già accennato, il borgo di Cerignano è oggi quasi disabitato, per cui il sentiero che lo collega con il fondovalle non è più molto percorso, cosicchè è possibile che, soprattutto in primavera inoltrata o in estate, sia parzialmente coperto dalla rigogliosa vegetazione di sottobosco. Consigliamo di percorrerlo per quanto possibile, ricordando che in questo tfatto del cammino si deve scendere fino alla strada bianca di fondovalle.Se la vegetazione rende la via impervia, basta, allora, uscire dalla macchia sulla destra e costeggiare il campo fino alla strada.Giunti a fondovalle si deve risalire il versante opposto fino a S. Croce (le roviné dell'antico borgo si vedono sul crinale di fronte).Si deve attraversare il rio di fondovalle all'altezza di un'argine in cemento posto una ventina di metri sulla destra dal puntò in cui si è scesi. Arrivati sull'altra riva dopo aver salito alcuni metri si trova il sentiero che, tra le ginestre, porta al borgo sulla collina. Il complesso di S. Croce è molto antico. Completamente abbandonato,è ora in rovina e parzialmente coperto di rovi. Con un'esplorazione attenta dei dintorni si possonorinvenire sul terreno testimonianze rlel tempo in cui queste campagne erano intensamente abitate: da frammenti di maioliche rinascimentali fino alle terrecotte ottocentesche, eccetera.Da questo punto del percorso si segue un sentiero ben tracciato tra campi coltivati a grano e pascoli che segue sulla sinistra il crinale della collina, dividendo a destra la Valle del Foglia (è visibile in lontananza la rocca di Sassocorvaro) e a sinistra Valle di Teva.Dopo circa un chilometro e mezzo si incontra sulla sinistra della via una deviazione contraddistinta da una celletta: è la strada che porta al borgo di S. Giovanni (è questa la via che consigliamo di prendere per il ritorno, per cui è bene ricordarne 1'ubicazione).Continuando sul tracciato, dopo qualche centinaio di metri si scorge 1'abitato di Valle Avellana. Il sentiero fin'ora percorso continua a seguire il crinale della collina e, così, scende verso la Valle del Foglia, mentre Valle Avellana rimane a metà versante sulla collina opposta. Non vi sono strade che da questo punto portino direttamente al paese per cui si deve lasciare il sentiero e attraversando i campi in ripida discesa (che purtroppo al ritorno diverrà salita) si deve raggiungere a vista Valle Avellana.

Luogo di arrivo

L'abitato di Valle Avellana, sorto sulle fondamenta di un antico castello, merita senza dubbio una visita per la sua bellissima architettura. C'è inoltre una bella osteria dove poter fare una sosta ristoratrice ed una fonte rinomata nella zona per la bontà dell'acqua erogata.Sulla viá del ritorno, come si è già detto, consigliamo di imboccare il sentiero contraddistinto dalla celletta e di discendere verso il borgo di S. Giovanni che, a differenza di molti altri luoghi simili che abbiamo incontra53to in questo ed in altri itinerari, è tuttora intensamente abitato. Qui è possibile acquistare prodotti alimentari come formaggio e ricotta della cui genuinità non è possibile dubitare.Da S. Giovanni parte una strada che collega al fondovalle dove, percorrendo a sinistra circa mezzo chilometro si arriva alle pendici di Cerignano da dove si è scesi all'inizio del percorso.

Note naturalistiche

piante Questo itinerario percorre una zona laterale della Valle del Conca (sulla sinistra idrografica della valle, destra per chi sale verso la sorgente). L'ambiente è quello tipico della media collina del Montefeltro: campi a seminativo alternati a pascoli e boschetti prevalentemente costituiti da roverelle, con qualche carpino ed orniello nei punti più freschi.Lungo il cammino, specialmente nei pressi di S. Croce, si possono raccogliere numerose varietà di erbe di campo commestibili. Sono di molti tipi e spesso i nomi dialettali che le indicano variano col variare delle zone o, addirittura, con lo stesso nome dialettale si indicano specie diverse. Si trovano in forma spontanea nei luoghi erbosi, dal mare fino alla regione montana, nei prati, nei campi e nell'incolto. La parte commestibile è rappresentata dalle foglie che generalmente si presentano sdraiate al suolo e raramente erette.Le più comuni sono:
- Crespino dei campi (Sohchus oaleracerus) detto in dialetto "scarpègn".
- Rosolaccio (Papaver rhoeas) detto in dialetto "pavedla". La parte commestibile è rappresentata dalle foglie giovani (basali, a rosetta) mentre i petali che contengono un'alcaloide, la readina, hanno proprietà ofiicinali e vengono usate in erboristeria per preparare blandi sedativi.
- Rafano (Raphanus raphanistrum) detto in dialetto "ravastel" la cui radice,già da Plinio,era segnalata per le sue proprietà diuretiche.
- Cicoria selvatica (Cicorium intybus) detto in dialetto "radèc",le cui foglie contengono inulina e acido dicaffeiltartarico,hanno proprietà depuranti e disintossicanti soprattutto per la pelle.
- Rucola selvatica (Eruca sativa) detto in dialetto "rucla" o "carugla".
- Senape selvatica (S.Arvensis) in dialetto "sanva" con proprietà eupeptiche e digestive,va consumata esclusivamente bollito.
- Asparaggine (Picris echioides) detta in dialetto "sprazna".Comunissima,si colgono le foglie giovani,che presentano a rosetta,sdraiate al suolo.
- Dolcetta (Talerianella Locusta) detta in dialetto "galena grasa",ha sapore dolcigno,le si attribuiscono proprietà corroboranti per 1'apparato respiratorio e rinfrescanti.
- Tarassaco (Taraxacum offcinalis) detto in dialetto"dent d'lion" o "cacialevre".E anch'essa una notissima pianta offficinale, l'impiego commestibile delle foglie costituisce anche un buon trattamento depurativo e vita, minizzante,valido quanto quello fatto con preparati del rizoma che costituisce la parte medicamentosa vera e propria della pianta.
- Borragine (Borrago offcinalis) detta in dialetto "burazna" che,oltre all'uso mangereccio,ha proprietà espettoranti e depurative.
- Salvastrella (Sanguisorba minor) detta in dialetto "pimpinela" o "murusena".La porzione aerea di questa, pianta ha proprietà stimolanti dell'appetito ed antiemorroidali.
- Lattuga selvatica (Lactuca sativa) detta in dialetto "tughina" dal ricco contenuto di semi minerali e vitamine.
Tranne le ultime due specie elencate (che si consumano prevalentemente crude in insalata) queste piante,oltre che crude,possono essere anche cotte.Il modo tradizionale in uso nella Valconca è questo: prima si mondaino ("1'insaleda d'campagna 1'as concia quand cl'as magna" - è un detto popolare che sta ad indicare che queste erbe di norma vanno consumate il giorno stesso del raccolto) e poi si cuociono in abbondante acqua e sale fno a che diventano tenere. Quindi si scolano più volte e si strizzano. Dopo aver fatto soffriggere dell'aglio in olio d'oliva in una padella, vi si aggiungono le erbe, si sala di nuovo e, volendo, vi si può aggiungere del pepe. Si cuoce poi a fuoco basso per una decina di minuti. Indispensabile con le erbe è la piadina e, volendo, formaggi teneri e affettato.

Note storiche e etnografiche

L'aspetto storico è prevalente in questo itinerario: i borghi che vengono toccati presentano ancora i segni di un passato assai più ricco del presente. Le guerre di confine tra i Malatesta e i Montefeltro determinano la nascita di questi nuclei fortificati, le cui strutture architettoniche principali sono ancor oggi visibili. Sulle rovine dei castelli, distrutti nelle battaglie e da un progressivo abbandono, sorgono agglomerati rurali in cui si fa uso massiccio di materiali di recupero: la visita ad essi permette di cogliere numerosissime testimonianze, a torto ritenute minori, della vita e della storia, anche lontana; delle comunità che popolarono queste terre. Il nazionale in uso nella Valconca è questo: prima si mondaino ("1'insaleda d'campagna 1'as concia quand cl'as magna" - è un detto popolare che sta ad indicare che queste erbe di norma vanno consumate il giorno stesso del raccolto) e poi si cuociono in abbondante acqua e sale fino a che diventano tenere. Quindi si scolano più volte e si strizzano. Dopo aver fatto sofriggere dell'aglio in olio d'oliva in una padella, vi si aggiungono le erbe, si sala di nuovo e, volendo, vi si può aggiungere del pepe. Si cuoce poi a fuoco basso per una decina di minuti. Indispensabile con le erbe è la piadina e, volendo, formaggi teneri e affettato.

Note storiche e etnografiche

L'aspetto storico è prevalente in questo itinerario: i borghi che vengono toccati presentano ancora i segni di un passato assai più ricco del presente. Le guerre di confine tra i Malatesta e i Montefeltro determinano la nascita di questi nuclei fortificati, le cui strutture architettoniche principali sono ancor oggi visibili. Sulle rovine dei castelli, distrutti nelle battaglie e da un progressivo abbandono, sorgono agglomerati rurali in cui si fa uso massiccio di materiali di recupero: la visita ad essi permette di cogliere numerosissime testimonianze, a torto ritenute minori, della vita e della storia, anche lontana, delle comunità che popolarono queste terre. IIpercorso parte da Cerignano,1'antico Castrum Cergnani, appartenuto in origine ai Carpegna, passò nel 1256 alla Santa Sede e successivamente ai Malatesta. Federico di Montefentro lo espugnò e distrusse nel 1471.Dalle sue fondamenta nacque il borgo di Cerignano, e tutt'oggi sono riconoscibili tratti di mura, tra i quali si erge la bellissima torre esagonale ancora in buono stato di conservazione. Da Cerignano si raggiunge, sulla collina di fronte, Castrum Sancte Crucis, oggi Santa Croce. Abbiamo notizia di Santa Croce nel 1394 quando la Chiesa lo concesse a Galeotto Brancaleoni di Casteldurante. Nel 1424 il Papa Martino V lo passò Guidantonio di Montefeltro. Alberico, Giglio di Galeotto, ne ritorna però in possesso con un colpo di mano nel 1441.Ma, nello stesso anno, "adì XXI de septembre misse miser Fedrigo, nepote del conte de Urbino, Santa Croxe a sacomanno" (cronista riminese). La battaglia dovette essere piuttosto aspra se un altro cronista scrive: "Et non più presto arivato (Federico di Montefeltro), vinse per forza uno castello che se era rebelato chiamato Santacroce, avenga fusse ben fornito de homini d'arme et de fanti". Solo a piedi, oggi si arriva al casale completamente abbandonato che sorge sulle rovine della rocca.Da Santa Croce giungiamo a Valle Avellana, il Castrum Iallis Avellane appartenne fn dal 1225 a GuidoRidolfi di Auditore. Il castello passò ai Malatesta che lo tennero fino al 1464 anno in cui il Papa lo infeudò a Federico di Montefeltro. Nel 1504 diventa possedimento dei Veneziani e da questo momento non abbiamo altre fonti storiche che ci parlano del castello, probabilmente distrutto. Oltre ad alcune tracce della rocca (un'ingresso ad arco a sesto acuto, tratti di mura) è notevole tutto 1'insieme dell'abitato, di struttura arcaica.Sulla via del ritorno si attraversa il borgo di S. Giovanni: di esso non abbiamo ritrovato notizie storiche significative, ma un altro motivo di interesse può colpire. Il borgo è tutt'ora abitato da un piccolo gruppo sociale interamente dedito all'agricoltura; numerosi elementi tradizionali di cultura materiale (attrezzi, tecniche lavorative), strutture abitative tipicamente rurali, reperti folklorici conservati, danno l'immagine di una comunità ancor saldamente legata al mondo contadino.

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